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Chiesa di San Giovanni alla Motta

La chiesa di S. Giovanni alla Motta è composta da un vano unico a forma rettangolare orientato da levante a ponente e coperto da un tetto a capanna realizzato con grandi lose in pietra (manto realizzato in sostituzione di quello originario in coppi di laterizio). All’interno il soffitto, composto da due volte a crociera divise da un arco posto a metà dell’ambiente, è completamente affrescato.
Sul fronte sud, sotto all’imposta delle lunette affrescate, si aprono due piccole finestre che permettono alla luce di illuminare l’ambiente. Specularmente, sul lato nord, si trovano due passaggi nella muratura che consentono il collegamento al corridoio che fiancheggia tutta la chiesa e la comunicazione con il resto della struttura edilizia posta a ponente.
La sobria facciata in stile classicheggiante è composta da due lesene doriche che sorreggono il frontone triangolare. A lato delle lesene troviamo ancora due nicchie.
Storia e Arte
“Motta” anticamente significava mucchio di terra o più correttamente altura naturale o anche artificiale, oggi il significato più consono intende un complesso agricolo comprendente alcune cascine.
Verso Monasterolo, lungo una delle strade che portano a Savigliano, in località appunto Motta San Giovanni, la chiesa sorge all’interno di un edificio gentilizio.
L’importanza della Chiesa, oltre quella storica, è anche da attribuirsi ai numerosi dipinti murali ancora ben visibili, che gli conferiscono un notevole pregio artistico.
Gli affreschi, datati fine 1400, ricoprono tutte le pareti della chiesa. È probabile l' attribuzione al pittore Giorgio Turcotto di Cavallermaggiore, nato nel 1450 e morto presumibilmente nel 1539.
È provvista di campanile a vela.
Nella borgata, fin dal 1055, esisteva un priorato e i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme eressero probabilmente le strutture che oggi vi troviamo. A partire dal 1300 passò il nome di Cavalieri di Rodi e dal 1530 divennero i Cavalieri di Malta.
Nel cortile del complesso edilizio, che comprende anche la chiesa, era collocato un pozzo in marmo bianco.
Opera dei fratelli Zabert di Dronero, il pozzo fu eretto nel 1463 per volere del nobile cavaliere Ludovico Solaro. Oggi rimosso e donato al Comune dalla famiglia Gonella, lo possiamo ammirare nel cortile di palazzo Garneri, divenuto Palazzo Municipale nel 1817.
Dove si trova

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